Kaiserpanorama: il visore stereoscopico tra divertimento e propaganda

| 23 Marzo 2014
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Kaiserpanorama, 1913. Copyright: SLUB / Deutsche Fotothek / O. Meister

Kaiserpanorama, 1913. Copyright: SLUB / Deutsche Fotothek / O. Meister

La Berlino della Repubblica di Weimar non offriva solamente spettacoli sfarzosi, con musica, satira ed erotismo, destinati soprattutto ai nottambuli, agli intellettuali, ma c’era anche un spettacolo di sapore retrò, che sopravviveva dalla fine dell’Ottocento ed era destinato a suscitare lo stupore dello spettatore attraverso una particolare arte conosciuta con il nome di stereoscopia. Stiamo parlando dell’attrazione tridimensionale tedesca per antonomasia: il Kaiserpanorama.

Il Kaiserpanorama di August Fuhrmann del 1880

Il Kaiserpanorama di August Fuhrmann del 1880

Il Kaiserpanorama nacque nel 1880 per opera di August Fuhrmann, ma venne registrato da questi solo un decennio più tardi, nel 1890, e si trattava di un apparecchio destinato alla fruizione collettiva di immagini stereoscopiche. Lo stereoscopio è un dispositivo, molto in voga a partire dalla metà del XIX secolo ed apprezzato anche dalla regina Vittoria, costituito da una sorta di “binocolino” dotato di lenti che permette di visualizzare una coppia di fotografie riprese alla stessa distanza degli occhi umani (o, frequentemente a una distanza maggiore, così da conferire un’esagerata tridimensionalità), con due apparecchi fotografici paralleli o una fotocamera bifocale, che se osservate contemporaneamente, ma ognuna con un occhio diverso, permettono di ricostruire l’illusione della visione binoculare, restituendo un’immagine “in rilievo”.

Lo stereoscopio a specchi di Charles Wheatstone

Lo stereoscopio a specchi di sir Charles Wheatstone

Seppure la visione stereoscopica sia stata oggetto di studio e di ricerca da secoli, sicuramente almeno da Leonardo Da Vinci, l’apparecchio per riprodurne l’illusione venne inventato soltanto nel 1832 da sir Charles Wheatstone, che lo utilizzò inizialmente per degli esperimenti di stereografia attraverso una serie di disegni geometrici. Avuta notizia dello sviluppo della nascente fotografia, Wheatstone commissionò a Henry Fox Talbot i primi esperimenti di stereofotografia, presentando così il suo stereoscopio a specchi alla Royal Society di Londra nel 1838. Si trattava tuttavia di uno stereoscopio ingombrante e poco adatto alla fruizione domestica. Un decennio più tardi fu sir David Brewster, a cui dobbiamo anche l’invenzione del caleidoscopio, a brevettarne una versione più pratica e meno ingombrante, priva di specchi e costituita da un “binocolino” dotato di lenti su cui viene posizionata una doppia fotografia stereoscopica parallela su cartoncino (stereo card). Questo dispositivo, anche grazie alla versione perfezionata dalla ditta parigina Duboscq & Soleil (la versione più leggera e conosciuta dello stereoscopio ottocentesco, a forma di “maschera”), divenne in breve una attrazione domestica diffusissima e amata soprattutto dalla società borghese europea e statunitense.

Stereoscopio di David Brewster del 1849

Stereoscopio di David Brewster del 1849

Ma lo stereoscopio di Wheatstone e Brewester era anche un dispositivo “borghese”, destinato alla fruizione privata e singolare nei salotti dell’alta società, fornendo un intrattenimento basato sullo “stupore”, così come lo sarà il primo cinematografo. Le fotografie rappresentavano panorami, immagini di vita quotidiana, giochi e vari soggetti, fino ad arrivare, naturalmente, anche ai nudi femminili e alle foto erotiche: sempre e solamente visibili privatamente. Mancava dunque una visione pubblica e collettiva contemporanea, come avveniva ad esempio con la lanterna magica e poco più tardi con il cinematografo. È vero che esistevano già stereoscopi a colonna pubblici, dove era possibile visionare una serie di stereogrammi pagando con una moneta (ne è visibile un’esemplare ancora attivo negli anni sessanta del XX secolo in una scena del film culto Parigi o cara). L’idea innovativa di Fuhrmann fu così proprio quella di rendere lo stereoscopio uno spettacolo collettivo, mettendo assieme assieme l’idea dello stereoscopio a colonna, moltiplicato per un certo numero di postazioni dotate di sgabello, così da permettere di godere del medesimo spettacolo condiviso a più fruitori. All’interno del Kaiserpanorama infatti ruotava all’infinito una serie di stereogrammi, che poteva essere visionata in sequenza da ogni spettatore, e la “cartuccia” poteva essere sostituita dal proprietario del peepshow stereoscopico.

Stereogramma su vetro di August Fuhrmann del 1890

Stereogramma su vetro di August Fuhrmann del 1890

Per questo tipo di stereoscopio, inoltre, vennero realizzate serie di fotografie parallele apposite, non su carta, come in uso durante tutta la prima parte dell’epopea dello stereoscopio, ma su vetro, sovente colorate a mano. La stampa delle stereofotografie su vetro rendeva infatti l’effetto tridimensionale maggiormente apprezzabile e realistico perché retroilluminato, come nelle diapositive.

I soggetti rappresentati erano spesso di natura paesaggistica, panorami e città della Germania Guglielmina e del mondo, vie, locali, persone della Belle Époque scattate personalmente dallo stesso Fuhrmann.

Stereogramma dei soldati dell'esercito imperiale in trincea (Dal sito www.ignomini.com)

Stereogramma dei soldati dell’esercito imperiale in trincea (Dal sito www.ignomini.com)

Non mancarono, durante la Grande Guerra, anche immagini di tipo documentaristico, scattate nelle trincee e sui campi di battaglia, che vedevano l’esercito del Keiser impegnato in azioni di combattimento. Un documento unico che ci permette di rivivere la Prima Guerra Mondiale da vicino, anche se molto verosimilmente si trattava di immagini propagandistiche costruite ad arte per la ripresa della fotocamera stereoscopica, che non fotografavano la squallida realtà della trincea e dell’inutile carneficina in atto.

Erhard Senf - Berlin um 1900, eine Stadtwanderung

Erhard Senf Berlin um 1900, eine Stadtwanderung

Il Kaiserpanorama oggi è virtualmente estinto, seppure se ne possa godere ancora di alcune ricostruzioni in musei dedicati alla fotografia o al precinema (ne possiamo trovare uno, con un numero ridotto di postazioni, anche al Museo del Cinema, ospitato nella Mole Antonelliana di Torino, che tuttavia non presenta i vetri di Fuhrmann, ma più generici stereogrammi ottocenteschi a illuminazione riflessa), tuttavia possiamo godere di alcune belle immagini realizzate per questo dispositivo grazie all’opuscolo Berlin um 1900, eine Stadtwanderung di Erhard Senf, pubblicato nel 1992 dalla 3-D Book Productions con testo in tedesco e in inglese, poiché fornito di 3 dischetti per sistema stereoscopico View-Master e compatibili (ad esempio il cecoslovacco Meoskop o l’italiano Stereo-Rama), che presentano una selezione di splendide vedute berlinesi dei primi anni del Novecento.

[I testi di questa opera, se non diversamente indicato, sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 3.0 Unported in Italia.]

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Category: Approfondimenti

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Affetto da sindrome di Peter Pan, pensa che tutta la vita sia un gioco e che non valga la pena diventare una persona seria. Coltiva varie allergie, intolleranze alimentari e insofferenze verso l’umanità. Colleziona vinili bizzarri, film deliziosi, serie televisive e sceneggiati retro, bicchierini di liquori cult, View-Master, Big Jim, Mego, Galaxy Series Atlantic e vari giocattoli “horror”, che raccoglie nell’Archivio Abastor che un giorno l’Unesco dichiarerà “Patrimonio dell’Umanità”. Sito ufficiale: F.C.N.

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