Lagerkabarett. La tragica illusione degli artisti nei Lager

| 23 Gennaio 2014
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Kurt GerronValeska Gert, Paul Graetz, Fritz Grünbaum, Werner R. HeymannFriedrich HollaenderMargo Lion, Walter Mehring, Paul Morgan, Rudolf Nelson, Max Reinhardt, Kurt Robittschek, Willy Rosen, Mischa Spoliansky, Rosa Valetti, per citare alcuni dei più celebri.

Tutti artisti di teatro e Kabarett, tutti ebrei.

Mappa del Lager di Westerbork. Nel cerchio rosso, l'area del teatro.

Mappa del Lager di Westerbork. Nel cerchio rosso, l’area del teatro.

Alla presa del potere di Hitler, la maggior parte di loro fuggì dalla Germania nei Paesi europei ancora liberi dal nazismo. Qualcuno riuscì poi a raggiungere gli Stati Uniti. Altri non furono così fortunati.

Dopo il 1933, molti artisti tedeschi scelsero di rifugiarsi nei Paesi Bassi, sia per una certa somiglianza linguistica e culturale, sia perché era una garanzia di asilo. Non erano sempre rose e fiori: gli artisti locali temevano la concorrenza straniera, soprattutto in un momento in cui il lavoro stava diminuendo in modo preoccupante. Così Willy Rosen e la sua compagnia “Theater der Prominenten” dovettero lasciare l’Olanda, proseguendo a esibirsi nei paesi europei non nazisti.

Alle questioni di opportunità lavorative, si univano anche quelle politiche, perché i partiti conservatori al governo non vedevano di buon occhio le posizioni, spesso di sinistra, di molti degli artisti di Kabarett. Senza contare che buona parte della popolazione olandese vide positivamente la salita al potere di Hitler. Questo contenne il fenomeno dei cabaret degli esuli: il Ping Pong, che fu il primo del genere, aprì nel maggio del ’33 ad Amsterdam, ma i suoi contenuti fortemente politicizzati furono condannati dalla stampa locale, finendo per essere chiuso dalle autorità alla fine dell’anno. Le cose non andavano meglio in Svizzera: le attività del Pfeffermühle di Erika Mann, dopo il trasferimento da Monaco di Baviera a Zurigo nel ’33,  furono bloccate dalle autorità del cantone su pressione dell’ambasciatore tedesco.

Uno spettacolo comico nel campo di concentramento di Westerbork, ambientato in una baracca del Lager stesso.

Uno spettacolo comico nel campo di concentramento di Westerbork, ambientato in una baracca del Lager stesso.

Rudolf Nelson scelse l’unica via possibile per proseguire a produrre e dirigere i suoi spettacoli di varietà: eliminare del tutto quelle poche tematiche politiche affrontate dai suoi artisti (come del resto fece anche Rosen). Questo andava semplicemente nella direzione da lui scelta in patria negli anni ’20: mettere in scena puro intrattenimento, privo di agganci alla realtà. Così, dopo il ’33, poté proseguire a lavorare con la sua troupe in Austria, poi Svizzera e Olanda. Quei rari casi in cui, sul palco, si accennava a un tema più delicato, riuscivano a passare in sordina perché gli spettacoli di Nelson erano apprezzati da tutti perché considerati di alto livello.

Il 10 maggio del 1940 la situazione si fece più difficile anche per gli esuli: le truppe tedesche invasero i Paesi Bassi. Poi, nel ’42, cominciarono i rastrellamenti antisemiti. Rudolf Nelson e la sua famiglia sopravvissero in clandestinità. Rosen stava per ottenere il visto per gli Stati Uniti, ma quando questi entrarono in guerra, nel ’41, bloccarono gli ingressi nel Paese. L’artista si ritrovò così nel campo per rifugiati di Westerbork che, l’anno successivo, fu preso dalle SS e trasformato in campo di concentramento. Nel giro di poco tempo si capì che le tappe successive potevano essere Auschwitz, Sobibor, Bergen-Belsen o Terezín (Theresienstadt).

Uno spettacolo di rivista nel Lager di  Westerbork.

Uno spettacolo di rivista nel Lager di Westerbork.

Nel ’42, il comando di Westerbork venne assegnato ad Albert Konrad Gemmeker, Primo tenente delle SS: un personaggio ambiguo e controverso che era pronto a prendere le decisioni più crudeli e spietate; ma che, al contempo, incoraggiava l’allestimento di spettacoli d’intrattenimento all’interno del campo. Dei quali lui stesso era spettatore in prima fila.

Il duo jazz olandese Johnny and Jones entrò a Westerbork nel ’43. Lì proseguirono a scrivere e suonare le loro canzoni divertenti e ritmate. L’anno seguente furono trasferiti in un campo di sterminio, dove trovarono la morte. Di loro restano alcune registrazioni, tra le quali la Westerbork Serenade: un brano che racconta con toni leggeri una storia d’amore nata all’interno del Lager.

Tra il luglio del ’43 e il giugno del ’44, Willy Rosen e alcuni colleghi artisti (tra i quali Erich Ziegler, Max Ehrlich e Camilla Spira) misero in scena ben sei spettacoli di rivista, composti da canzoni, balletti e numeri comici, alcuni dei quali ambientati proprio all’interno del campo di concentramento. Le tematiche erano leggere e innocue, con rarissime concessioni a una satira benevola. Tra i numeri più frivoli, una coreografia di sei ballerine vestite come scolarette dalle gonne corte.

Se, da una parte, gli spettacoli erano organizzati soprattutto per il piacere di Gemmeker (per quanto facessero il tutto esaurito anche tra gli stessi prigionieri), dall’altra rientravano in una precisa strategia manipolatoria. Come lo erano anche le apparenti preferenze del direttore a favore degli ebrei tedeschi e a discapito di quelli olandesi, mirate in realtà ad accendere conflitti tra le due parti. A creare ulteriori disparità, anche il trattamento di riguardo (sempre proporzionato alla situazione) riservato agli artisti che, talvolta, si lasciavano prendere la mano, ridendo degli olandesi negli spettacoli e mettendo in scena situazioni di cattivo gusto, se non sacrileghe.

Il corpo di ballo del cabaret di Westerbork

Il corpo di ballo del cabaret di Westerbork

I detrattori avevano probabilmente ragione su tutti gli argomenti. Camilla Spira era effettivamente una privilegiata, perché poté lasciare il campo in quanto ariana (grazie a prove false). Gli spettacoli superavano il tollerabile, come nel caso di Total verrückt! Groteske Kabarettschau (Fuori di testa! Spettacolo di Kabarett grottesco), di tono horror, tra gigliottine e cadaveri. Quanto agli aspetti sacrileghi, basti pensare che le assi per il palco teatrale di Westerbork erano state prelevate dai resti di una sinagoga distrutta.

In ogni caso, la strategia di Gemmeker era dividi et impera, il tutto con un solo fine: selezionare più facilmente chi doveva essere deportato nei campi di lavoro in Polonia. Nient’altro. Anche perché, in realtà, raramente c’era salvezza. Alla chiusura di Westerbork, Willy Rosen, Max Ehrlich e Erich Ziegler furono trasferiti a Theresienstadt. L’ultimo sopravvisse. Gli altri due vennero uccisi nelle camere a gas ad Auschwitz.

Nel campo di lavoro di Dachau, in Germania, c’erano gli artisti Paul Morgan, Fritz Grünbaum e Jura Soyfer. Ma lì non erano previsti (falsi) favori per nessuno. I piccoli spettacoli, spesso improvvisati, erano a malapena tollerati e non cambiarono il destino degli internati. Grünbaum, ormai malato e privo di forze, morì a Dechau. Paul Morgan e Jura Soyfer furono trasferiti a Buchenwald, dove morirono anch’essi.

Kurt Gerron e il suo Karussell in una caricatura di Fritta.

Kurt Gerron e il suo Karussell in una caricatura di Fritta.

Theresienstadt, le condizioni di vita erano certamente peggiori rispetto Westerbork (con un altissimo tasso di mortalità), ma per assurdo l’intrattenimento culturale era più attivo che a Dachau, tra concerti, letture e altro.  Nel campo furono internati artisti come Carl Meinhard (uno dei Bösen Buben) e Kurt Gerron.

Quest’ultimo, nel ’33, si spostò dalla Germania alla Francia ai Paesi Bassi a causa delle leggi razziali. Quando anche l’Olanda fu invasa dai nazisti, l’amica e collega Marlene Dietrich (con la quale aveva interpretato L’Angelo azzurro), gli propose di raggiungerla negli Stati Uniti; non volendosi più trasferire, lui rifiutò, anche perché, in quanto veterano della Prima Guerra Mondiale, pensava che gli sarebbe stata risparmiata la deportazione. Non fu così: nel ’43 venne portato a Westerbork e pochi mesi dopo a Theresienstadt.

Il direttore del campo conosceva Gerron per i suoi film, così lo fece esibire per le SS e gli ufficiali nazisti. Con la collaborazione di altri artisti prigionieri – tra i quali Leo Strauss -, Gerron mise in scena lo spettacolo Das Karussell, acclamato e con ben cinquanta repliche. Anche in questo caso, alla base c’era la strategia della propaganda nazista: stimolare gli intrattenimenti per far apparire il campo come un luogo non pericoloso.

Per avvalorare ulteriormente la falsa immagine, Goebbels ordinò il progetto Theresienstadt. Ein Dokumentarfilm aus dem jüdischen Siedlungsgebiet: un documentario, destinato alla propaganda internazionale, che metteva in scena la vita nel campo in modo assolutamente irreale, come se fosse quella di un piccolo paese sereno e operoso. A dirigere la pellicola fu chiamato proprio Gerron, il quale sperava con questo di guadagnarsi la salvezza. Non fu così: concluso il compito, il regista fu trasferito ad Auschwitz e, il 15 novembre 1944, venne ucciso in camera a gas. 

[I testi di questa opera, se non diversamente indicato, sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 3.0 Unported in Italia.]

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Category: Approfondimenti

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Attilio Reinhardt è un entertainer e presentatore di spettacoli di varietà ed eventi, con lo stile dei conduttori del passato. Oltre a questo, è anche autore di pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura del teatro leggero. Dal 2006 a oggi è stato protagonista della scena burlesque, venendo soprannominato “Ambasciatore del burlesque in Italia” a seguito di tanti spettacoli dal vivo e progetti editoriali dedicati all’argomento, come il sito Burlesque.it e il libro Burlesque: curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo. Nel 2013 ha creato il sito Kabarett.it, dedicato al genere d’intrattenimento teatrale tedesco, popolare nel periodo tra le due Guerre Mondiali. Ha collaborato come columnist con il Mitte, il quotidiano italiano di Berlino. Nella stagione 2015/2016 ha scritto e condotto con Sara Cassinotti il programma Radio Variété, su Radio BlaBla. Da settembre 2016 conduce la seconda stagione del suo show mensile Variété Night alla Maison Milano.

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